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Allergia al Nichel
A cura della Dott.ssa Annalisa Subacchi
L'allergia al nichel, da molti conosciuta per i suoi effetti negativi a contatto con i metalli, presenta effetti negativi anche nell'alimentazione.
 
Si tratta di un fenomeno molto più diffuso di quanto si creda e oltretutto difficile da diagnosticare in quanto le due manifestazioni sembrerebbero all'apparenza dissociate.
 
Sono invece numerosi gli adulti e i bambini estremamente sensibili a questo metallo, che è presente in numerosi prodotti: dalle cerniere lampo alle fibbie, dalle monete ai detergenti, dagli alimenti in scatola ai prodotti per i capelli. Quando si veniva diagnosticati allergici al nichel, bisognava stare attenti alla bigiotteria, per le donne agli orecchini oppure ai braccialetti, alle creme, ai detersivi.
 
Pochi sanno o immaginano che la stessa allergia da contatto al nichel provoca effetti negativi e disturbi accentuati a livello alimentare, noti come sindrome del colon irritabile: ciò dipende da un'alimentazione basata su alimenti ricchi di nichel, cibi troppo raffinati, alimenti arricchiti con coloranti ed additivi alimentari.
 
Tra le sintomatologie più diffuse troviamo: diarrea, stipsi, gonfiore, meteorismo, aumento e diminuzione di peso.
 
Quali sono gli alimenti a maggior concentrazione di nichel?
 
Premesso che gli alimenti che sto per citare sono nocivi solo per chi soffre di intolleranza al nichel, mentre per i soggetti normali ciò non è valido; l'irritazione al colon proviene dagli alimenti come lenticchie, fagioli, cacao, nocciole e liquirizia (per citare quelli che ne contengono una buona quantità).
 
Aggiungiamo molte verdure e frutti come asparagi, spinaci, cipolle, funghi, kiwi, pomodoro, che comunque ne contengono quantità significative.
 
Questo metallo in realtà è presente un po' dovunque, anche nell'acqua del rubinetto, negli alimenti industriali come merendine e pani di vario genere, nel fumo di sigaretta.
 
Quando compare l'allergia o intolleranza?
 
Quando si tocca un oggetto che contiene nichel: cerniere e bottoni, bigiotteria, orologi, chiavi, accendini, occhiali, monete, targhette, manici degli ombrelli, utensili da cucina, lavelli, aghi, forbici e ditali, fermacarte, sedie di metallo, maniglie delle porte, tinture per capelli e liquidi per la permanente e cosmetici che contengono avena. Alla lista vanno però aggiunti anche molti alimenti di uso comune che, includendo piccole quantità di nichel (nichel solfato), possono scatenare oppure aggravare i sintomi.
 
Ogni volta che introduciamo un alimento che contiene nichel il nostro corpo libera i corpuscoli del sistema infiammatorio.
 
Questi ultimi non trovando un vero "nemico" da distruggere, vanno ad irritare l'intestino. Continuando perciò a consumare questi alimenti si va incontro a malesseri che apparentemente non si riesce a comprendere.
 
Che cosa fare in caso di sospetta intolleranza o se si è già intolleranti ai metalli?
 
Si consiglia in primis un check-up con lo specialista, per valutare la gravità e il livello di intolleranza raggiunto.
 
Viene poi stilata una dieta di esclusione detta "nichel free". Si tratta un piano alimentare che elimina per un certo periodo la maggior parte dei nutrienti ricchi della sostanza interessata.
 
Una volta disintossicati dal nichel, lo possiamo notare in quanto orecchini e braccialetti che prima non riuscivamo a portare tornano "riutilizzabili" senza problematiche cutanee, si reintroducono prima gli alimenti con poco nichel, poi quelli più ricchi.
 
La disintossicazione, inoltre, è soggettiva: a volte dura un mese, altre volte sei.
 
In conclusione è comunque indispensabile l'accertamento da parte dello specialista, facendo attenzione a non togliere da soli gli alimenti ricchi di nichel, in quanto se non prestiamo attenzione rischieremmo di non riuscire più a tollerare nulla ed avere problemi di carenza vitaminica.
 
 
Intolleranze e allergie
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Inverno in tavola
Per saperne di più:
il libro della
dott.ssa Subacchi

 


 
 
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